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mercoledì 22 aprile 2015

Lungo, noioso e triste "pippone" riguardante la digitalizzazione delle radio

Se ne parla da un po', ma già tre paesi come Svezia e Danimarca e Norvegia, hanno detto addio alle vecchie disturbatissime frequenze FM per passare al più pulito suono digitale. Ne parla anche Massimo Cirri​ di Caterpillar​) in un articolo che troverete a questo link: http://caterpillar.blog.rai.it/2015/04/21/radio-digitale/

Rivoluzione assoluta... negli altri paesi sicuramente, ma in Italia?
L'Italia è quel paese, vorrei ricordarlo, dove il passaggio delle frequenze televisive "analogiche" a quelle "digitali", non è stato proprio del tutto indolore. 
Mi risulta che ancora ci siano posti in cui, il segnale digitale, arriva un po' così...come arrivano le maree.
Non solo: ricordate gli inizi "digitali"? 
Molti di noi furono costretti ad acquistare un apposito decoder che, spesso, a poco serviva vista la scadente qualità della ricezione dei segnali. 
Certo ora, inutile negarlo, le cose sono cambiate: abbiamo una  maggiore offerta di programmi televisivi (talent soprattutto, ma anche trasmissioni talmente inguardabili da far venire la nausea) , con il risultato che, almeno in casa mia, si sceglie sempre più di frequente di tenere spento il televisore a favore della radio.

Certo, la modulazione di frequenza è piena di disturbi, ma con un po' di pazienza puoi cercare una radio più pulita e magari scoprire anche nuovi generi musicali e nuovi artisti (anche se, facciamocene una ragione, anche la radio si sta parecchio impoverendo, almeno in quel che riguarda i contenuti e le scelte soprattutto musicali).
Poi noi siamo un popolo che ama si la tecnologia, ma che ha sempre un occhio rivolto al passato... siamo vintage in poche parole.
Abbiamo accettato a fatica i compact disc, gli "MP3" e gli ebook o forse non li abbiamo accettati affatto visto che poi continuiamo a cercare vecchi vinili, riscopriamo il fascino dei registratori a bobina, delle audio cassette e delle VHS. 

So che, prima o poi, la rivoluzione digitale arriverà anche nel nostro bel Paese e so anche che questa fagociterà anche quelle piccole realtà locali che ancora tentano di resistere alla inenarrabile potenza dei grandi Network. Il digitale "globalizzerà" ancora quel poco di fantasia che ci resta e chiuderà per sempre un epoca fatta di disturbi e di manopole di frequenza. Certo darà slancio all'economia perché dovremo tutti procurarci nuovi ricevitori adatti a ricevere il segnale... sempre che la copertura sia capillare.
Non so cosa augurarmi.
Dicono che nelle rivoluzioni c'è sempre qualcosa di positivo e che bisogna essere ottimisti.
Io ottimista non lo sono mai stato, forse sono troppo disturbato o forse troppo... analogico.
(Amo la radio perché arriva dalla gente. Entra nelle case, ti parla direttamente e se una radio è libera, libera veramente, mi piace ancor di più perché libera la mente. cit. Eugenio Finardi)


© 2015 Testo e disegni di Daniele "tarlo" Tarlazzi



2 commenti:

Marco ha detto...

La vignetta è un capolavoro per umorismo e sintesi.
Questa tecnologia che si complica da sola, perciò giustificando la sua stessa costosa complessità (es. una volta c'erano tre funzioni e il programma girava su un 486, ora sono trenta funzioni, di cui tre principali, più la sicurezza perché la rete ti espone, più la grafica figa, più...e per farlo girare hai bisogno di un Core 2 Duo)

Daniele Tarlazzi ha detto...

Caro Marco,
Innanzitutto, anche a nome della mia autostima, grazie per i complimenti alla vignetta.
Hai ragione su tutto: sulle grafiche più belle, sulla sicurezza, sulle applicazioni (anche quando a fronte di centinaia di "app" ne utilizziamo solo un paio).
Grazie anche per aver citato il 486 (il mio secondo computer)...ah quanti ricordi.
Un caro saluto
Daniele